La mia vita in una risata: Fran Drescher riflette sulla carriera e sulla battaglia al cancro

La settimana scorsa Fran Drescher é stata invitata al Willow Bay Theater di Jamestown, nello stato americano di New York, e ha iniziato la conversazione dicendo al pubblico che aveva sperato di essere più magra prima di salire sul palco a Jamestown, una battuta che sarebbe stata solo la prima di tante quella serata.

È lo stile tipico di Fran Drescher quello di trattare tutto con una sana dose di umorismo e contornare ogni battuta con la sua fragorosa risata e il suo accento del Queens. Rispondendo alle domande dell’intervistatrice Kelly Carlin, la Drescher ha parlato un po’ di tutto, dal successo della serie La Tata alla sua battaglia contro il cancro uterino, tenendo il pubblico appeso a ogni sua parola con tanto di osservazioni e aneddoti.

Ha parlato inoltre della sua relazione con l’ex marito Peter Marc Jacobson e il fatto di non sapere che fosse gay, e anche di come è cambiata la sua vita dopo La Tata.

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Dopo aver subito un’isterectomia in seguito alla diagnosi di cancro, l’attrice ha detto che era stata dura abituarsi ad avere persone che si occupavano di lei invece che fosse lei a occuparsi degli altri. Tempo dopo fondò il movimento Cancer Schmancer, un organizzazione non profit che si occupa in particolar modo di prevenzione del cancro.

“Iniziamo con non prenderci il cancro prima di tutto. Come vi sembra come cura?”

Il suo libro, anch’esso intitolato Cancer Schmancer, sottolineava l’importanza della prevenzione come un modo per fermare il cancro agli stadi iniziali. Prendersi cura di sé stessi è altrettanto importante. L’attrice ha aggiunto che prendersi cura di sé stessi non dovrebbe farci sentire egoisti o in colpa.

“Io ho trasformato il mio dolore in un proposito”

Le sue esperienze con il cancro le sono servite come fonte di ispirazione per insegnare agli altri come vivere una vita più salutare. Fra le cose che predica c’è anche una disintossicazione della casa, che è elaborata nel suo libro e anche nel sito Cancer Schmancer. Ha aggiunto che anche smettere di comprare bottiglie di plastica è un inizio che può fare davvero tanta differenza.

“Invecchiare è davvero una cosa strana”

L’intervistatrice Carlin le ha chiesto come fosse stata la sua ascesa al successo specialmente arrivando da una zona popolare come il Queens, e quanto questa zona abbia influito sulla sua scelta di provare diverse forme di intrattenimento, come la stand up comedy, prima di diventare una star del piccolo schermo.

La Drescher ha risposto dicendo di essersi ispirata moltissimo a Lucille Ball e al suo show degli anni ’50, che è stato anche una delle grandi fonti di ispirazione per la serie TV La Tata. “Volevo che tutti i personaggi fossero divertenti – ha aggiunto l’attrice comica – e non è stata una cosa facile, soprattutto alle riunioni con gli altri autori”.

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La Drescher ha rivelato che inizialmente il network CBS aveva fatto pressioni affinché la protagonista de La Tata non fosse ebrea ma italiana (nella versione originale Francesca Cacace è ebrea di origine polacca). L’attrice ha inoltre detto di aver dovuto puntare i piedi per evitare di scendere a compromessi sul background del personaggio che nella sua idea doveva essere una caricatura della sua vita e di quella dei membri della sua famiglia.

Fran Drescher ha anche menzionato i commenti negativi suscitati all’inizio degli anni ’90 quando lo show era appena uscito sul teleschermo – commenti che la accusavano di stereotipare la cultura ebrea. La risposta dell’attrice fu di interpretare solamente quello che lei conosceva di persona, e che a volte questo includeva anche qualche buffonata da parte dei suoi cari.

“La Tata é una storia senza fine”

Quando un membro del pubblico ha chiesto se un revival della serie fosse in programma, la Drescher ha risposto in maniera negativa, dicendo che secondo lei lo show era giunto ad una bella e naturale conclusione che purtroppo preclude la possibilità di riaprire le porte ad un proseguimento come nel caso di altre serie TV.

Tradotto e liberamente adattato dal Jamestown Post Journal

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